Se nelle ultime settimane hai fatto rifornimento in un distributore IP e sei andato sull’app per scaricare la fattura come hai sempre fatto, probabilmente hai trovato una schermata che non ti aspettavi, o un servizio che semplicemente non risponde più. Non è un problema del tuo account.
Dal 1° luglio 2026 Gruppo API ha dismesso il portale e l’app centralizzati che gestivano la fatturazione elettronica del carburante per i punti vendita IP. Chi acquista carburante in questi distributori deve ora richiedere la fattura direttamente al gestore del punto vendita, al momento del rifornimento, pagando con uno strumento tracciabile: la fattura non arriva più in automatico da un sistema unico di gruppo.

(Una precisazione utile per chi è arrivato qui cercando tutt’altro: “Gruppo API” in questo articolo è il gruppo energetico italiano — sede ad Ancona, marchio IP — non l’acronimo informatico “API” di application programming interface. Se cercavi informazioni sull’integrazione via API software con il Sistema di Interscambio, l’argomento è diverso da questo.)
Chi è Gruppo API e perché la chiusura del portale conta
Gruppo API, nato come Anonima Petroli Italiana, è uno dei principali operatori petroliferi italiani. Dopo l’acquisizione della rete TotalErg nel 2017, dal 2019 ha unificato sotto il marchio IP le reti che prima portavano insegne diverse (Total, ERG, API), arrivando a gestire oltre duemila punti vendita in Italia (fonte: Wikipedia). È quindi un attore con cui aziende, flotte commerciali e liberi professionisti hanno a che fare quasi quotidianamente, non un fornitore di nicchia.
Fino al 30 giugno 2026 esisteva un sistema unico — sito e app “Fatturazione IP” — dove chi acquistava carburante con partita IVA poteva registrarsi, inquadrare un QR code al momento del pagamento e ricevere la fattura elettronica in un archivio personale scaricabile in qualsiasi momento (fonte: italianapetroli.it). Era un sistema comodo perché centralizzava un processo che, per natura, è frammentato: ogni distributore IP è spesso gestito da un affiliato indipendente, non da Gruppo API direttamente. Il portale metteva d’accordo tutti sotto un’unica interfaccia. Ora quell’interfaccia non c’è più, e la responsabilità torna al singolo gestore.
Cosa fare oggi per ottenere la fattura di un rifornimento IP
La procedura, dopo la chiusura, è tornata quella “old style” che molte altre compagnie petrolifere usano ancora: la fattura si chiede al momento, in cassa, al gestore del distributore, che è il soggetto fiscalmente responsabile della sua emissione (fonte: italianapetroli.it/faqs).
Due condizioni contano più di tutte le altre. Primo, il pagamento deve essere tracciabile: carta carburante aziendale, carta di credito o bancomat, bonifico, assegno. Il contante non dà diritto a detrazione IVA né a deducibilità del costo, punto, senza eccezioni legate alla cifra o al tipo di attività. Secondo, la richiesta va fatta presso quel punto vendita specifico, perché è il gestore locale — non un ufficio centrale di Gruppo API — a dover emettere il documento.
Nella pratica capita spesso che questo passaggio si inceppi proprio dove ti aspetteresti meno attrito: nei distributori self-service senza personale in loco, o fuori dall’orario di apertura della cassa presidiata. In quei casi non c’è una soluzione automatica: o si torna in un orario in cui il gestore è presente, oppure si conserva lo scontrino e si prova a regolarizzare la richiesta successivamente, verificando con quel singolo gestore quanto tempo è disposto a concedere. Qui le prassi non sono uniformi: alcuni gestori accettano richieste retroattive entro fine mese, altri sono più rigidi. Non è un dettaglio da dare per scontato, va chiesto caso per caso.
Le fatture già richieste prima di luglio 2026: si possono ancora recuperare
Se avevi richieste pendenti sul vecchio portale, il termine per scaricarle direttamente dalla piattaforma era il 30 giugno 2026. Dopo quella data l’accesso diretto non è più disponibile, ma Gruppo API non ha chiuso la porta del tutto: le copie delle fatture già emesse restano richiedibili tramite il modulo web nella sezione Assistenza Clienti del sito, oppure telefonicamente al numero verde 800 987 887 (per i clienti con carta IP Plus risulta attivo un numero dedicato, 800 90 70 60 — vale la pena verificarlo direttamente in fase di chiamata, perché questo tipo di recapiti cambia più spesso di quanto si pensi) (fonte: italianapetroli.it/faqs).
Un dettaglio che molti sottovalutano è che questo canale serve solo per documenti già generati prima della chiusura: non è un modo per ottenere fatture nuove per rifornimenti fatti dopo il 1° luglio 2026. Per quelli vale la procedura al gestore descritta sopra.
Perché non basta lo scontrino: il contesto normativo
Dietro questa vicenda specifica di Gruppo API c’è una regola generale che vale per tutto il settore carburanti, non solo per IP. Dal 1° gennaio 2019 la vecchia “scheda carburante” cartacea non esiste più: per la detraibilità IVA e la deducibilità del costo (nei limiti previsti dall’art. 164 del TUIR per i veicoli aziendali) serve una fattura elettronica, non un semplice scontrino. Il pagamento, inoltre, deve essere tracciabile già dal 1° luglio 2018, requisito introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) proprio per contrastare l’evasione IVA sui carburanti (fonte: Camera di Commercio Firenze; fonte: Fiscomania).
Questo spiega perché la chiusura del portale IP non è “solo” un disservizio tecnico: senza un canale che generi la fattura, un’azienda rischia di perdere concretamente la detrazione IVA su ogni rifornimento, che su una flotta aziendale con decine di veicoli diventa una cifra tutt’altro che simbolica nell’arco di un anno.
Un errore comune da evitare
Un errore che si vede spesso, soprattutto tra chi gestisce piccole flotte o è abituato da anni all’automatismo del portale, è dare per scontato che il sistema riparta da solo dopo qualche settimana, magari con una nuova app. Al momento non risulta annunciata una sostituzione centralizzata: la gestione è tornata distribuita, punto vendita per punto vendita. Aspettare che “torni tutto come prima” significa accumulare rifornimenti senza fattura, ed è un buco che poi è complicato — a volte impossibile — richiudere a posteriori, perché molti gestori non emettono più un documento oltre un certo numero di giorni dalla vendita.
Alternative per chi gestisce più veicoli
Per le aziende con un parco auto che rifornisce spesso presso punti IP, vale la pena valutare strumenti che riducano la dipendenza dal singolo passaggio in cassa: carte carburante aziendali che centralizzano fatturazione e rendicontazione, o software di gestione spese che permettono di fotografare lo scontrino e ricostruire la fattura in tempi brevi. Qui la varietà di soluzioni sul mercato è ampia e la scelta dipende molto dal volume di rifornimenti e dal numero di punti vendita diversi utilizzati: non esiste un’opzione valida per tutti, e prima di sceglierne una conviene verificare tempi di elaborazione effettivi e condizioni contrattuali con il fornitore specifico.
Domande frequenti
Perché non riesco più a scaricare la fattura dall’app o dal portale IP?
Perché dal 1° luglio 2026 Gruppo API ha chiuso il servizio di fatturazione elettronica centralizzato per il carburante. Le richieste pendenti erano scaricabili fino al 30 giugno 2026; ora la fattura va chiesta direttamente al gestore del distributore al momento dell’acquisto.
Cosa faccio se il distributore IP è self-service e il gestore non c’è?
È il problema pratico più segnalato dopo la chiusura del portale. Se non c’è personale al momento del rifornimento, conviene tornare in un orario in cui la cassa è presidiata, oppure chiedere al gestore quale margine di tempo concede per una richiesta successiva: le prassi variano da punto vendita a punto vendita.
Posso ancora recuperare una fattura IP richiesta prima di luglio 2026?
Sì. Gruppo API permette ancora di richiedere copie di fatture già emesse tramite il modulo web nella sezione Assistenza Clienti del sito, oppure chiamando il numero verde 800 987 887.
Lo scontrino del rifornimento basta per detrarre l’IVA del carburante aziendale?
No. Dal 2019 la scheda carburante non esiste più: per detrarre l’IVA e dedurre il costo serve la fattura elettronica, oltre a un pagamento tracciabile. Lo scontrino da solo non ha questo valore fiscale per imprese e professionisti.
Cosa succede se pago il carburante in contanti?
Perdi la detraibilità IVA e la deducibilità del costo, perché dal 2018 la normativa impone un mezzo di pagamento tracciabile per i rifornimenti professionali. Ottieni comunque lo scontrino, ma non ha valore ai fini della detrazione.
In chiusura
Chi gestisce un parco veicoli con soste frequenti nei punti IP farebbe bene a non aspettare un’eventuale nuova piattaforma per riorganizzare la raccolta fatture: rincorrere un gestore fuori orario, moltiplicato per decine di rifornimenti al mese, costa più tempo di quanto sembri sulla carta. E per un tema con conseguenze fiscali dirette come questo, in caso di dubbi specifici sul proprio caso vale sempre la pena sentire il proprio commercialista o verificare direttamente con Gruppo API.
Sources:
- Fatturazione elettronica IP – italianapetroli.it
- FAQ – italianapetroli.it
- Anonima Petroli Italiana – Wikipedia
- Carburanti, dal primo luglio 2018 solo pagamenti elettronici – Camera di Commercio di Firenze
- Acquisto di carburante: deducibilità del costo e detraibilità Iva – Fiscomania
Giornalista e analista, scrive di economia italiana, innovazione e imprese. Appassionato di tecnologia e finanza, racconta il presente e il futuro delle aziende che fanno muovere il Paese.




