Cybersecurity nella Pubblica Amministrazione: rischi e difese nel 2026

Cybersecurity nella Pubblica Amministrazione Italiana

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana rende sempre più importante la sicurezza informatica. Portali online, servizi sanitari, banche dati, identità digitali e sistemi amministrativi gestiscono ogni giorno informazioni sensibili e devono rimanere disponibili anche in presenza di incidenti o attacchi.

Nel 2026 la cybersecurity della PA non riguarda quindi soltanto la protezione dei computer degli uffici pubblici: significa garantire la continuità dei servizi, proteggere i dati dei cittadini e ridurre il rischio che un attacco informatico possa bloccare attività essenziali.

CERT-AgID continua a rilevare ogni settimana numerose campagne malevole che interessano l’Italia, dal phishing alla diffusione di malware fino agli abusi di servizi e identità digitali.

Quali sono le principali minacce informatiche per la PA

Le amministrazioni pubbliche possono essere colpite da minacce molto differenti.

Tra le più comuni troviamo:

  • phishing e furto delle credenziali;
  • ransomware;
  • malware;
  • attacchi DDoS;
  • compromissione degli account;
  • sfruttamento di vulnerabilità nei software;
  • attacchi alla supply chain;
  • tecniche di social engineering.

Il phishing rimane particolarmente insidioso perché può sfruttare servizi perfettamente legittimi.

Nell’aprile 2026 CERT-AgID ha, ad esempio, documentato una campagna che utilizzava il sistema Microsoft “device code flow” per convincere gli utenti a inserire codici e credenziali su pagine autentiche, rendendo la truffa più difficile da riconoscere. La campagna stava interessando anche la Pubblica Amministrazione italiana.

Cybersecurity nella Pubblica Amministrazione Italiana

Perché la Pubblica Amministrazione è un bersaglio

Le PA gestiscono grandi quantità di informazioni e numerosi servizi essenziali.

Un attacco può quindi produrre conseguenze molto più ampie del semplice malfunzionamento di un computer.

Possono essere coinvolti dati personali, documenti amministrativi, servizi sanitari, pagamenti, sistemi comunali o piattaforme utilizzate quotidianamente da cittadini e imprese.

Per questo la cybersecurity è ormai una componente strutturale della trasformazione digitale della PA.

Il ruolo dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale

Un ruolo centrale è svolto dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).

L’Agenzia opera per rafforzare la resilienza e la sicurezza informatica del Paese e coordina numerose attività relative alla prevenzione, alla gestione degli incidenti e alla protezione delle infrastrutture digitali.

Nell’ecosistema nazionale opera anche CSIRT Italia, che gestisce attività di monitoraggio, analisi e risposta agli incidenti cyber.

Cybersecurity e NIS2

Il quadro normativo europeo è diventato più stringente con la direttiva NIS2, recepita nell’ordinamento italiano.

La normativa amplia il numero di soggetti coinvolti e rafforza gli obblighi relativi alla gestione del rischio, alla sicurezza dei sistemi e alla comunicazione degli incidenti.

Per le organizzazioni interessate questo significa che la cybersecurity non può più essere considerata soltanto una responsabilità del reparto informatico: diventa anche un tema organizzativo e gestionale.

I tre pilastri della sicurezza della PA

Una strategia efficace deve lavorare contemporaneamente su tecnologia, processi e persone.

Tecnologia

Tra gli strumenti utilizzabili rientrano:

  • autenticazione multifattore;
  • sistemi EDR;
  • firewall;
  • sistemi di monitoraggio e SIEM;
  • cifratura;
  • backup;
  • segmentazione delle reti;
  • gestione delle vulnerabilità.

Nessuna singola tecnologia, però, può eliminare completamente il rischio.

Processi

Un’amministrazione deve sapere cosa fare prima, durante e dopo un incidente.

Servono quindi procedure per:

  • gestione delle vulnerabilità;
  • aggiornamenti;
  • incident response;
  • backup;
  • disaster recovery;
  • business continuity;
  • gestione degli accessi;
  • controllo dei fornitori.

La sicurezza deve diventare un processo continuo, non un intervento effettuato soltanto dopo un attacco.

Persone

Il fattore umano continua a essere determinante.

Una credenziale sottratta attraverso phishing può permettere a un attaccante di superare sistemi tecnicamente molto sofisticati.

Per questo la formazione del personale deve comprendere almeno il riconoscimento delle comunicazioni sospette, l’utilizzo corretto delle credenziali, la protezione degli account e le procedure da seguire quando si sospetta un incidente.

Cloud e cybersecurity della PA

Anche la migrazione verso il cloud modifica il modo in cui viene gestita la sicurezza.

Il cloud può offrire infrastrutture più moderne, scalabili e resilienti rispetto a molti piccoli data center locali, ma non elimina automaticamente i rischi.

Configurazioni errate, account compromessi o autorizzazioni eccessive possono continuare a rappresentare importanti vulnerabilità.

Per questo il passaggio al cloud deve essere accompagnato da una corretta gestione delle identità, degli accessi, dei dati e dei sistemi di monitoraggio.

Qui inserirei un link interno al nostro nuovo articolo:

Cloud nella PA 2026: come funziona e cosa cambia

Il ruolo del PNRR

Il rafforzamento della cybersecurity rientra anche nel percorso di digitalizzazione finanziato dal PNRR.

La revisione del Piano italiano pubblicata nell’agosto 2026 continua a indicare tra gli obiettivi della digitalizzazione della PA il rafforzamento delle difese contro i rischi della criminalità informatica, insieme all’adozione del cloud e alla modernizzazione dei servizi digitali.

Gli investimenti tecnologici devono però essere accompagnati da competenze, organizzazione e capacità di gestione degli incidenti.

Cybersecurity nei piccoli enti

Una delle difficoltà maggiori riguarda la forte differenza tra amministrazioni.

Un grande ente può disporre di personale specializzato e infrastrutture dedicate, mentre un piccolo Comune può avere risorse tecniche molto più limitate.

La standardizzazione dei servizi, il cloud, la condivisione delle competenze e il supporto delle strutture nazionali possono quindi contribuire a ridurre queste differenze.

Cosa può succedere dopo un attacco informatico

Un incidente cyber può provocare:

  • indisponibilità dei servizi;
  • perdita o sottrazione di dati;
  • blocco delle attività amministrative;
  • costi per il ripristino;
  • violazioni della privacy;
  • perdita di fiducia da parte dei cittadini.

La capacità di ripristinare rapidamente i servizi diventa quindi importante quanto la capacità di prevenire un attacco.

Cybersecurity PA: cosa aspettarsi dopo il 2026

La trasformazione digitale rende inevitabilmente più importante la sicurezza.

Cloud, interoperabilità, intelligenza artificiale e servizi pubblici completamente digitali aumentano le possibilità offerte alle amministrazioni, ma ampliano anche la superficie da proteggere.

La direzione è quindi quella di una sicurezza sempre più integrata nella progettazione dei servizi, nella gestione delle infrastrutture e nell’organizzazione stessa della Pubblica Amministrazione.