Fatturazione elettronica: fattura scartata dopo l’invio ma XML risulta corretto

Il software di fatturazione convalida il file, il tracciato supera il controllo schema XSD senza errori di sintassi, eppure dal Sistema di Interscambio arriva una notifica di scarto. È una situazione che genera frustrazione immediata, soprattutto a ridosso delle scadenze di liquidazione IVA.

Quando una fattura elettronica viene scartata nonostante l’XML sia formalmente valido, la causa non risiede nella struttura tecnica del file, ma in un’incongruenza logica o fiscale rilevata da SdI durante i controlli di merito: discordanze anagrafiche con l’Anagrafe Tributaria (codice fiscale o partita IVA inesistenti o cessati), errori di calcolo dell’imposta rispetto all’aliquota, o dati di trasmissione non coerenti (come il regime fiscale o la natura operazione).

Validità dello schema XSD vs controlli logici di SdI: dove nasce l’equivoco

Un file XML può essere impeccabile dal punto di vista informatico e contemporaneamente inaccettabile per l’Agenzia delle Entrate. I validatori integrati nei gestionali o i parser generici verificano solo che il documento rispetti lo schema XSD ministeriale: presenza dei campi obbligatori, ordine corretto dei tag e formattazione dei campi (ad esempio il formato data AAAA-MM-GG o il rispetto del numero massimo di caratteri).

SdI esegue controlli a due livelli successivi. Il primo è strutturale; superato questo, il sistema interroga le banche dati dell’Anagrafe Tributaria e applica algoritmi di coerenza contabile. Se il file rispetta la sintassi ma contiene dati non incrociabili o matematicamente incoerenti, lo scarto scatta all’istante, restituendo uno specifico codice di errore a tre o quattro cifre.

I motivi di scarto più frequenti quando la struttura XML non presenta errori

Escludendo i problemi di formattazione, la quasi totalità degli scarti con XML formalmente valido si concentra su tre macro-aree:

1. Incongruenze anagrafiche con l’Anagrafe Tributaria

Il Sistema di Interscambio effettua un riscontro puntuale sui registri tributari. L’errore si manifesta spesso anche con un codice fiscale formalmente calcolato bene:

  • Codice 00305 (IdFiscaleIVA del Cessionario/Committente non valido): la partita IVA inserita non è presente in Anagrafe Tributaria oppure risulta cessata prima della data di emissione del documento.
  • Codice 00306 (CodiceFiscale del Cessionario/Committente non valido): il codice fiscale non esiste negli archivi nazionali o appartiene a un soggetto per il quale non è registrata la coincidenza anagrafica.
  • Discrepanza tra partita IVA e codice fiscale (Codice 00300 e 00301 per il Cedente/Prestatore): accade frequentemente con ditte individuali o professionisti registrati sul gestionale scambiando i due identificativi nei campi DatiAnagrafici.

2. Squilibri matematici e quadrature contabili

SdI ricalcola le imposte su ogni singola riga di riepilogo:

  • Codice 00422 (ImponibileImporto non coerente con AliquotaIVA e Imposta): tollera uno scostamento massimo di arrotondamento di 0,01 euro. Se il gestionale calcola l’IVA sommando le singole righe di dettaglio e arrotonda successivamente nel blocco DatiRiepilogo, la discrepanza può generare lo scarto.
  • Codice 00423 (PrezzoTotale non coerente con PrezzoUnitario e Quantita): spesso generato da sconti di riga applicati in modo non standard o con troncamenti decimali eccessivi.

3. Conflitti di valorizzazione normativa (Natura operazione e Regime)

  • Codice 00400 (Natura non presente a fronte di Aliquota IVA pari a zero): ogni volta che si valorizza un’aliquota pari a 0.00, il tracciato impone la specifica della Natura operazione (da N1 a N7, con i relativi sottocodici N2.1, N3.2, ecc.). Lasciare il campo Natura vuoto o valorizzarlo in presenza di un’aliquota diversa da zero invalida il controllo logico.
  • Codice 00401 (Imposta non coerente con la Natura): se la natura operazione prevede l’assenza di debito d’imposta (es. N1 escluse ex art. 15), l’imposta deve essere tassativamente pari a zero.

Conseguenze fiscali: una fattura scartata è considerata non emessa

Ai sensi dell’art. 2, comma 4 del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 (e successive modifiche), la fattura scartata dallo SdI si considera a tutti gli effetti non emessa.

Non produce alcun effetto giuridico, contabile o fiscale. Di conseguenza:

  1. Non concorre alla liquidazione periodica dell’IVA.
  2. Il committente non può detrarre l’imposta né dedurre il costo in base al file scartato.
  3. Se l’invio originario era stato effettuato entro i termini di legge (12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione per le fatture immediate), il cedente ha a disposizione 5 giorni di calendario dalla data di notifica dello scarto per correggere l’errore e ritrasmettere il documento senza incorrere nelle sanzioni previste dall’art. 6 del D.Lgs. 471/1997.

Procedura operativa per correggere e reinviare il file entro i 5 giorni

Per gestire la correzione senza alterare la sequenza contabile e senza violare le regole di trasmissione, il metodo varia a seconda dell’impostazione del software in uso:

  1. Lettura del file di notifica: aprire il file .xml o .xml.p7m di notifica scarto generato da SdI ed estrarre la stringa <Descrizione> associata al <Codice>. È l’unico punto che dichiara con precisione la causa del blocco.
  2. Correzione dell’anagrafica o del calcolo: correggere il dato nel database gestionale (ad esempio verificando prima la partita IVA sul portale VIES per operatori comunitari o sul portale Verifiche dell’Agenzia delle Entrate per soggetti nazionali).
  3. Gestione del numero documento:
    • Opzione raccomandata da AdE (Circolare 13/E/2018): reinviare il file corretto mantenendo stesso numero e stessa data del documento originario, poiché la precedente fattura per il Fisco non è mai esistita.
    • Opzione alternativa (per gestionali rigidi): se il software non consente di sovrascrivere o riaprire il documento scartato e genera automaticamente un nuovo progressivo contabile, si può emettere una fattura con nuovo numero e nuova data, inserendo una nota esplicativa nel corpo del documento (es. “Fattura emessa a sostituzione del doc. n. X del GG/MM/AAAA scartato da SdI il GG/MM/AAAA con notifica n. Y”).

Domande frequenti

Come verifico se una partita IVA scartata da SdI con codice 00305 è davvero attiva?

È possibile effettuare il controllo in tempo reale attraverso il servizio gratuito “Verifica partita IVA” sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure, per soggetti intracomunitari, consultando la banca dati VIES. Se il codice è corretto ma la verifica fallisce, il cliente deve regolarizzare la propria posizione prima del reinvio.

Se correggo e reinvio dopo i 5 giorni dalla notifica cosa succede?

Il reinvio oltre il termine di 5 giorni dalla notifica di scarto è considerato invio tardivo. Se l’invio originario era già al limite dei 12 giorni dall’operazione, si configurano le sanzioni per omessa o tardiva fatturazione (dal 70% al 100% dell’imposta, ridotta se non incide sulla liquidazione), sanabili tramite ravvedimento operoso.

Perché il codice destinatario 0000000 viene accettato dal software ma scartato da SdI?

Il codice convenzionale 0000000 è valido solo se abbinato a un cessionario persona fisica provvisto di codice fiscale valido oppure se abbinato alla valorizzazione di una PEC. Se viene inserito per un soggetto IVA senza compilare il campo PEC o con un codice fiscale inesistente, SdI respinge la trasmissione.

Indicazione finale

In fase di controllo degli scarti, un’attenzione particolare va riservata alle operazioni soggette a reverse charge o split payment: l’incongruenza tra il campo EsigibilitaIVA (S per scissione dei pagamenti) e la tipologia di committente (non appartenente alla Pubblica Amministrazione o all’elenco delle società controllate) blocca il file anche in presenza di una perfetta quadratura numerica.

Per approfondire i codici di errore e le specifiche ufficiali: