Cloud nella Pubblica Amministrazione: come funziona e cosa cambia nel 2026

Il Cloud nella Pubblica Amministrazione Italiana

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana passa sempre più dal cloud. Ministeri, Comuni, Regioni, aziende sanitarie e altri enti stanno progressivamente spostando applicazioni, dati e servizi da infrastrutture locali verso ambienti cloud più moderni, scalabili e sicuri.

Il principio di riferimento è quello del cloud first: quando una Pubblica Amministrazione realizza un nuovo servizio digitale o rinnova un sistema esistente, il cloud deve essere considerato come prima opzione tecnologica. Questo approccio è previsto dalla Strategia Cloud Italia e dal Piano Triennale per l’Informatica nella PA.

Cosa significa cloud nella Pubblica Amministrazione

Utilizzare il cloud significa evitare che ogni amministrazione debba necessariamente gestire direttamente server, storage e infrastrutture informatiche nei propri locali.

Applicazioni e dati possono invece essere ospitati su infrastrutture cloud progettate per fornire risorse informatiche in maniera flessibile e scalabile.

Per una PA questo può significare:

  • aumentare la disponibilità dei servizi;
  • migliorare la continuità operativa;
  • aumentare la capacità di gestire picchi di utilizzo;
  • ridurre parte della complessità legata alla gestione dell’hardware;
  • adottare sistemi di sicurezza più evoluti.
Il Cloud nella Pubblica Amministrazione Italiana

Cos’è la Strategia Cloud Italia

La Strategia Cloud Italia definisce il percorso nazionale per la migrazione al cloud dei dati e dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione.

È stata sviluppata dal Dipartimento per la trasformazione digitale insieme all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e punta a tre obiettivi principali:

  • autonomia tecnologica;
  • controllo sui dati;
  • maggiore resilienza dei servizi digitali.

La strategia ha previsto un percorso per accompagnare circa il 75% delle amministrazioni italiane verso l’utilizzo di servizi cloud, in coerenza con gli obiettivi del PNRR.

Tutte le PA devono usare lo stesso cloud?

No.

Uno degli errori più comuni è pensare che “cloud della PA” significhi automaticamente Polo Strategico Nazionale.

Il PSN è una componente molto importante dell’ecosistema, soprattutto per dati e servizi critici e strategici, ma non rappresenta l’unica soluzione possibile.

Le amministrazioni possono utilizzare differenti servizi cloud qualificati, a seconda della classificazione dei dati, dei requisiti di sicurezza e delle caratteristiche del servizio.

Che ruolo ha il Polo Strategico Nazionale

Il Polo Strategico Nazionale (PSN) è l’infrastruttura realizzata per ospitare in particolare dati e servizi critici e strategici delle amministrazioni pubbliche.

Nel luglio 2026 è stato raggiunto il target PNRR di oltre 280 amministrazioni migrate verso l’infrastruttura del PSN.

Il Polo Strategico Nazionale merita però un approfondimento separato, perché il suo funzionamento, le modalità di adesione e il percorso di migrazione sono specifici.

Qui metterei un link interno al 5936 con anchor:

come funziona il Polo Strategico Nazionale

Questo è molto meglio, SEO-wise, che ripetere mezzo articolo sul PSN anche qui.

Quali dati possono essere trasferiti nel cloud

La migrazione dipende dalla classificazione dei dati e dei servizi della PA.

Non tutti i dati hanno infatti lo stesso livello di criticità.

La strategia italiana distingue differenti esigenze di protezione e stabilisce che le soluzioni adottate debbano rispettare requisiti coerenti con il livello di rischio e con l’importanza del servizio pubblico interessato.

È uno dei motivi per cui non esiste una singola modalità di migrazione valida per tutte le amministrazioni.

Perché la PA sta migrando al cloud

Uno dei problemi storici dell’informatica pubblica italiana è la frammentazione.

Molte amministrazioni hanno utilizzato per anni piccoli data center locali, sistemi differenti e infrastrutture sviluppate in periodi diversi.

Il cloud permette di razionalizzare progressivamente questo modello e di utilizzare infrastrutture più standardizzate e scalabili.

La Strategia Cloud Italia individua proprio l’aumento della resilienza dei servizi digitali e il controllo dei dati tra gli obiettivi principali della trasformazione.

Sicurezza: il cloud è davvero più sicuro?

Il cloud non è automaticamente sicuro solo perché è cloud.

La sicurezza dipende dall’architettura utilizzata, dalla configurazione dei servizi, dalla gestione degli accessi, dalla protezione dei dati e dalle procedure adottate dall’amministrazione e dal fornitore.

Il passaggio verso infrastrutture qualificate consente però di applicare requisiti e standard comuni più difficili da garantire in una grande quantità di piccoli sistemi isolati.

Per questo sicurezza, protezione dei dati e resilienza sono elementi centrali della Strategia Cloud Italia.

Cosa cambia per i cittadini

Per il cittadino la migrazione al cloud è generalmente invisibile.

Quando utilizziamo un servizio pubblico online non sappiamo necessariamente su quale infrastruttura sia ospitato.

Gli effetti dovrebbero manifestarsi soprattutto attraverso:

  • servizi disponibili con maggiore continuità;
  • tempi di risposta migliori;
  • minori interruzioni;
  • sistemi più facilmente aggiornabili;
  • maggiore capacità della PA di integrare servizi diversi.

Il cloud è quindi soprattutto una infrastruttura abilitante: non è il servizio finale, ma ciò che permette a molti servizi digitali di funzionare.

Cloud, SPID, CIE, pagoPA e app IO

SPID, CIE, pagoPA, app IO e le altre piattaforme nazionali non sono sinonimi di cloud.

Sono servizi e piattaforme differenti che fanno parte dello stesso processo di trasformazione digitale della PA.

Il cloud costituisce invece uno degli elementi infrastrutturali sui quali possono poggiare applicazioni e servizi pubblici.

A che punto è la migrazione nel 2026

Nel 2026 il percorso è decisamente più avanzato rispetto agli anni iniziali della Strategia Cloud Italia.

Il PNRR ha accelerato la migrazione attraverso finanziamenti dedicati e il Polo Strategico Nazionale ha raggiunto il proprio target di oltre 280 amministrazioni migrate.

Allo stesso tempo il Piano Triennale continua a indicare il cloud first tra i principi guida della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.

La migrazione non deve però essere vista come un progetto che termina automaticamente con una scadenza del PNRR: l’aggiornamento delle infrastrutture e dei servizi pubblici è un processo continuo.

Cloud PA e futuro dei servizi pubblici

Il passo successivo non consiste semplicemente nello spostare vecchie applicazioni da un server a un altro.

La vera opportunità è utilizzare il cloud per riprogettare i servizi, integrare meglio i dati delle amministrazioni, aumentare l’interoperabilità e rendere più semplice l’introduzione di nuove tecnologie.

Il cloud diventa così una delle basi su cui costruire la nuova generazione dei servizi pubblici digitali italiani.