Nel 2025 l’importo delle pensioni minime INPS raggiungerà circa 617 euro al mese. Questo adeguamento, tuttavia, si traduce in un aumento effettivo di pochi euro sul cedolino per la maggior parte dei pensionati, a causa di un meccanismo di calcolo che tiene conto di rivalutazioni già in parte applicate. L’importo ufficiale del trattamento minimo per il 2025 è di 616,67 €, ma l’aumento netto percepito sarà quasi impercettibile. Accedere a questa soglia minima non è automatico, ma dipende da precisi requisiti di reddito personale e coniugale.

Cosa cambia davvero per le pensioni minime nel 2025?
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha definito i nuovi valori per le pensioni del 2025. Il cosiddetto “trattamento minimo”, ovvero la soglia al di sotto della quale una pensione non può scendere, è stato fissato a 603,40 euro mensili. A questo importo si aggiunge una rivalutazione straordinaria del 2,2%, portando l’assegno finale a 616,67 euro.
La notizia, però, nasconde un dettaglio cruciale. I pensionati che già nel 2024 percepivano l’integrazione al minimo (pari a 614,77 euro) vedranno un incremento effettivo di soli 1,90 euro al mese. Questo perché l’aumento è calcolato sulla base del trattamento minimo ufficiale e non sull’importo già potenziato dell’anno precedente. Un tecnicismo che, nella pratica, smorza le aspettative di un reale sostegno economico.
Come funziona l’integrazione al trattamento minimo?
È importante chiarire un punto fondamentale: la “pensione minima” non è una prestazione a sé stante. Si tratta di un’integrazione economica, chiamata appunto integrazione al trattamento minimo, che lo Stato, tramite l’INPS, eroga per portare una pensione molto bassa fino alla soglia minima stabilita per legge.
Non tutti i pensionati con un assegno basso ne hanno diritto automaticamente. Il diritto a questa integrazione dipende da due fattori principali:
- L’importo della pensione calcolata solo sui contributi versati.
- I redditi personali e, se presenti, quelli del coniuge.
Questo meccanismo serve a garantire un tenore di vita dignitoso a chi, pur avendo versato contributi, si ritrova con una pensione insufficiente e possiede altri redditi limitati.
I limiti di reddito per ottenere l’integrazione
Per accedere all’integrazione al minimo nel 2025, è necessario rispettare dei paletti reddituali precisi. Sebbene i dati definitivi vengano consolidati dall’INPS, le regole generali non cambiano:
- Pensionato single: Il reddito personale annuo non deve superare il doppio del valore dell’assegno sociale. Indicativamente, per il 2025, questa soglia si attesterà intorno ai 15.700 euro.
- Pensionato coniugato: Oltre al limite personale, si considera anche il reddito della coppia, che non deve superare quattro volte l’assegno sociale annuo (circa 31.400 euro).
Nel calcolo del reddito rientrano quasi tutte le entrate (redditi da lavoro, da immobili, etc.), ad eccezione di alcune specifiche, come il reddito della casa di abitazione, il TFR e gli arretrati soggetti a tassazione separata.
Quali pensioni possono essere integrate?
Non tutte le prestazioni previdenziali danno diritto all’integrazione. Generalmente, sono incluse le pensioni dirette (vecchiaia, anzianità, invalidità) e quelle ai superstiti (reversibilità) a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) e di alcuni fondi speciali.
Sono invece escluse dall’integrazione le pensioni calcolate interamente con il sistema contributivo, a meno che non sia maturato il diritto con le vecchie regole. Inoltre, le prestazioni di natura puramente assistenziale, come l’Assegno Sociale o le pensioni di invalidità civile, non possono essere integrate in questo modo, poiché seguono regole e importi propri.
E le altre pensioni? Il meccanismo di rivalutazione 2025
Per gli assegni di importo superiore al trattamento minimo, l’adeguamento all’inflazione (chiamato perequazione) segue un sistema a fasce, che penalizza le pensioni più alte. Per il 2025, il tasso di rivalutazione provvisorio è dello 0,8%.
Ecco come viene applicato:
- 100% di rivalutazione (aumento dello 0,8%): Per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.394 euro lordi al mese).
- 90% di rivalutazione (aumento dello 0,72%): Per le pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (tra 2.394 e 2.993 euro).
- 75% di rivalutazione (aumento dello 0,60%): Per le pensioni superiori a 5 volte il minimo.
Questo sistema mira a proteggere maggiormente il potere d’acquisto dei redditi pensionistici più bassi.
Novità anche per Assegno Sociale e invalidità civile
L’adeguamento degli importi non riguarda solo le pensioni da lavoro. Anche le prestazioni assistenziali vedono un leggero ritocco verso l’alto nel 2025:
- L’Assegno Sociale (per chi ha più di 67 anni e si trova in condizioni di bisogno economico) passerà da 534,41 euro a circa 538,70 euro mensili.
- Le pensioni di invalidità civile totale (100%) saliranno da 333,33 euro a circa 336,00 euro al mese.
Si tratta di incrementi contenuti, legati all’inflazione registrata, ma che rappresentano comunque una piccola boccata d’ossigeno per i beneficiari.
Domande Frequenti (FAQ)
1. Chi ha diritto alla pensione minima nel 2025? Non esiste una “pensione minima” diretta. Si ha diritto all’integrazione al trattamento minimo se la propria pensione, calcolata sui contributi, è inferiore a 616,67 euro e se i redditi personali (e coniugali) non superano specifiche soglie annuali stabilite dall’INPS. Per un pensionato single, il limite di reddito personale è di circa 15.700 euro.
2. A quanto ammonta l’aumento reale delle pensioni minime nel 2025? Sebbene l’importo teorico salga a 616,67 euro, chi già nel 2024 percepiva il minimo di 614,77 euro vedrà un aumento netto di soli 1,90 euro al mese. Questo perché gran parte della rivalutazione era già stata applicata nell’anno precedente. L’aumento è quindi quasi impercettibile per chi già beneficiava dell’integrazione.
3. L’integrazione al minimo è automatica? Generalmente l’INPS verifica in automatico i redditi del pensionato e, se sussistono le condizioni, eroga l’integrazione. Tuttavia, in caso di variazioni di reddito o dubbi, è sempre consigliabile presentare una domanda di ricostituzione della pensione tramite il portale INPS o rivolgendosi a un patronato per una verifica accurata della propria posizione.
4. Anche chi riceve l’Assegno Sociale avrà un aumento? Sì, l’importo dell’Assegno Sociale per il 2025 è stato adeguato all’inflazione. L’importo mensile passerà da 534,41 euro a circa 538,70 euro. Questo adeguamento riguarda anche altre prestazioni assistenziali, come le pensioni per gli invalidi civili, che vedranno un leggero incremento.

Giornalista e analista, scrive di economia italiana, innovazione e imprese. Appassionato di tecnologia e finanza, racconta il presente e il futuro delle aziende che fanno muovere il Paese.