Il tramonto dell’iPhone: perché lo smartphone sparirà entro 5 anni

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Lo smartphone è oggi l’oggetto più indispensabile della nostra quotidianità, ma il suo regno potrebbe essere molto più vicino alla fine di quanto immaginiamo. Mentre colossi come Apple continuano a sfornare aggiornamenti incrementali, nel cuore della Silicon Valley c’è chi scommette cifre astronomiche sulla sua totale estinzione.

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La fine dell’era smartphone secondo Jon Callaghan

Non capita spesso che un investitore con un curriculum impeccabile dichiari la morte imminente del dispositivo tecnologico più venduto della storia. Eppure, Jon Callaghan, co-fondatore di True Ventures, prevede l’obsolescenza dell’iPhone entro 5 anni, descrivendo gli attuali telefoni come interfacce ormai inadeguate per l’interazione tra esseri umani e intelligenza artificiale. True Ventures non è una voce fuori dal coro qualunque: con 6 miliardi di dollari in gestione e scommesse vinte su aziende del calibro di Fitbit, Ring e Peloton, la loro analisi ha un peso specifico enorme nel settore tecnologico.

Secondo Callaghan, il problema risiede nell’inefficienza. Estrarre un dispositivo dalla tasca, sbloccarlo e digitare su un vetro è un processo macchinoso, soggetto a errori e capace di frammentare continuamente la nostra attenzione. In un mondo dove l’IA diventa il motore principale delle nostre azioni, lo schermo tattile appare come un collo di bottiglia preistorico. La tesi è chiara: il mercato globale degli smartphone è saturo con una crescita del 2% annuo, mentre il settore dei dispositivi indossabili corre a ritmi a doppia cifra, segnando l’inizio di una transizione epocale.

Dai wearable ai compagni di pensiero: cosa indosseremo

Se il telefono scompare, cosa prenderà il suo posto? La risposta di True Ventures non risiede in un unico gadget universale, ma in una costellazione di dispositivi indossabili e interfacce alternative basate sull’intelligenza artificiale. Un esempio concreto di questa visione è Sandbar, una startup su cui Callaghan ha puntato decisamente. Si tratta di un anello ad attivazione vocale progettato per essere un “compagno di pensieri”.

A differenza degli attuali smartwatch o dei tracker sanitari, questo dispositivo si concentra su un unico bisogno comportamentale: catturare e organizzare le idee istantaneamente tramite note vocali. I fondatori di Sandbar, provenienti dall’esperienza delle interfacce neurali di CTRL-Labs (acquisita da Meta nel 2019), lavorano su un concetto di tecnologia invisibile che abilita nuovi comportamenti umani.

I dati sembrano dare ragione a questa visione. Secondo un report di Gartner, la spesa degli utenti finali per i dispositivi indossabili ha superato i 100 miliardi di dollari, confermando che il pubblico è pronto ad abbandonare lo schermo per soluzioni più discrete e integrate. Il passaggio non sarà solo hardware; sarà un cambiamento radicale nel modo in cui processiamo le informazioni. Callaghan sostiene che non useremo più iPhone tra 10 anni perché le nuove interfacce renderanno il concetto di “app” e “home screen” totalmente superfluo.


Investire nel comportamento, non solo nel gadget

La filosofia di True Ventures si distingue per un approccio quasi antropologico. Quando investirono in Peloton, non stavano comprando una cyclette con uno schermo, ma scommettevano sulla creazione di una comunità digitale. Lo stesso principio viene applicato oggi: la sostituzione dello smartphone con interfacce IA vocali o neurali non avverrà perché i telefoni smetteranno di funzionare, ma perché sorgeranno abitudini più naturali e meno invadenti.

Mentre il settore dell’intelligenza artificiale vive un momento di estremo hype, con OpenAI che punta a valutazioni da trilioni di dollari, Callaghan mantiene una cautela strategica. Pur riconoscendo la potenza dell’ondata di calcolo attuale, preferisce concentrarsi sul livello applicativo dove le nuove interfacce sbloccano comportamenti inediti. La vera rivoluzione non avverrà nei data center da 5 trilioni di dollari, ma nel modo in cui un anello, un paio di occhiali o un auricolare trasformeranno il nostro modo di vivere la giornata.

La stagnazione tecnologica degli smartphone è evidente: ogni nuovo modello offre fotocamere leggermente migliori o processori più veloci, ma l’esperienza d’uso rimane identica dal 2007. La previsione di True Ventures sulla morte degli smartphone suggerisce che siamo vicini a un punto di rottura, simile a quello che portò i computer desktop a essere messi in secondo piano dai dispositivi mobili.


Verso un futuro post-smartphone

Siamo di fronte a un cambio di paradigma che ridefinirà il concetto di connettività. Se le previsioni di Jon Callaghan si riveleranno esatte, la nostra dipendenza dagli schermi luminosi è destinata a sfumare in favore di un’interazione più fluida e vocale con l’ambiente circostante. Non si tratta solo di innovazione tecnica, ma di una liberazione dai vincoli di un’interfaccia che, per quanto rivoluzionaria sia stata, sta diventando un ostacolo alla produttività e al benessere mentale.

Per restare aggiornati sulle evoluzioni dei dispositivi indossabili e sulle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, vi invitiamo a consultare le analisi di Wired e i report di settore su TechCrunch. Il futuro della tecnologia è già qui, e probabilmente non ha uno schermo.


Domande Frequenti (FAQ)

Perché gli smartphone dovrebbero diventare obsoleti così presto? La tecnologia attuale è considerata un’interfaccia inefficiente per l’intelligenza artificiale moderna. Estrarre un telefono e digitare richiede tempo e attenzione esclusiva. Esperti come Jon Callaghan prevedono che dispositivi indossabili più naturali, come anelli vocali o occhiali AR, sostituiranno queste azioni con interazioni istantanee, rendendo lo smartphone un ingombro inutile entro il prossimo decennio.

Quali sono i vantaggi dei dispositivi come l’anello Sandbar? A differenza degli smartphone che distraggono con notifiche e schermi, dispositivi come Sandbar si concentrano sulla cattura dei pensieri in tempo reale. Utilizzano l’attivazione vocale per organizzare note e idee senza interrompere l’attività dell’utente. Questo permette di mantenere il focus sul mondo fisico mentre si interagisce con l’intelligenza artificiale in modo fluido e non invasivo.

Cosa dicono i dati di mercato su questa possibile transizione? I numeri mostrano un segnale inequivocabile: il mercato degli smartphone è fermo a una crescita del 2%, segno di una saturazione completa. Al contrario, il comparto dei wearable cresce a doppia cifra ogni anno. Questo spostamento di capitale e interesse dei consumatori indica che la prossima ondata tecnologica non passerà per i dispositivi portatili tradizionali, ma per quelli indossabili.

True Ventures ha già indovinato previsioni simili in passato? Sì, il fondo ha una storia di successi legati a scommesse controcorrente. Hanno sostenuto Fitbit quando nessuno credeva nei tracker, Peloton quando il fitness digitale era ignorato e Ring dopo il rifiuto dei giudici di Shark Tank. La loro capacità di individuare cambiamenti nei comportamenti umani prima che diventino mainstream conferisce grande credibilità alla loro tesi sulla fine dell’iPhone.

Domenico De Rosa

Giornalista e analista, scrive di economia italiana, innovazione e imprese. Appassionato di tecnologia e finanza, racconta il presente e il futuro delle aziende che fanno muovere il Paese.